Campo Libero - dal 21 Novembre al 09 Dicembre — murmuris
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Odissea
ovvero storia di Ulisse, immigrato clandestino

05.06 Dicembre 2017

Casa Circondariale di Sollicciano

Via Girolamo Minervini, 2r
Firenze

** IMPORTANTE**

Per partecipare è necessario acquistare il biglietto in prevendita entro Mercoledì 22 Novembre presso il Teatro Cantiere Florida (Via Pisana, 111r – Firenze) consegnando fotocopia del documento d’identità nei seguenti giorni:

> Martedì / Mercoledì / Giovedì / Venerdì
dalle 10.00 all 15.00
(in altri orari, solo su appuntamento)

> Biglietto unico 8,00 euro

Per info 
organizzazione@murmuris.it
0039 329 9160071

Regia Elisa Taddei
Assistente regia Luana Ranallo
Scene Francesco Givone, Daniele Foschi, Maksoudi Najib, Davide Noventa
Costumi Giulia Bigioli
Luci Andrea Narese
Fonica Simone Saccaro
Video proiezioni Corrado Ravazzini
Foto di scena Alessandra Cinquemani
Coordinatrici Elisabetta Bronzi, Daria Ganassini, Gloria Romoli

con Ali Obama Abdalam, Hamza Abdelli, Massimo Bono, Fabio Borri, Elisabetta Bronzi, Redouane Eddguoghy,  Abdul Essalamy, Susanna Iheme, Giuseppe Claudio Insalaco, Najib Maksoudi, Hassan Mguil, Omar Mohamed, Francesco Nauta, Jovani Campos Ortiz, Ayoub Kami, Francesco Sarmiento, Mathlouti Taieb

e con la partecipazione degli studenti del corso di perfezionamento 
Si ringrazia Murmuris, la Fondazione Carlo Marchi, la Regione Toscana, la Direzione di Sollicciano, la Polizia Penitenziaria, l’Area Educativa.

Un ringraziamento speciale a Lucia Bindi, Betti Bronzi e tutti i partecipanti al Progetto Odissea – Liceo Artistico di Porta Romana.

Il 70% della popolazione detenuta a Sollicciano è costituita da persone di origine nord-africana, per questo alla fine dell’estate scorsa è nata l’idea di partire da una rilettura dell’Odissea, per mettere in scena uno spettacolo che raccontasse il viaggio e il dramma di chi oggi attraversa il Mediterraneo. L’Odissea di Sollicciano ha al centro le storie reali degli attori della compagnia, storie di viaggi clandestini di terra e di mare. È il risultato di un anno di lavoro con 20 detenuti stranieri, per la maggior parte nord-africani. Lo spettacolo non è la messa in scena del poema omerico, della storia, smembrata, è rimasto l’essenziale; i personaggi, parte ormai della memoria collettiva – Polifemo, le Sirene, Penelope ecc. – diventano allegorie, immagini, musica, proiezioni video e simboli di qualcosa che ha contorni altrettanto mostruosi, la televisione, il denaro facile, l’attesa di chi non tornerà.